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Provincia, Cerdini attacca la maggioranza: «Vicepresidente ancora assente, è guerra interna nel Pd»

Pistoia (giovedì 10 settembre 2026) — «Il presidente Marmo è ancora senza vice. Alcuni consiglieri rifiutano le deleghe, il presidente se le riprende. E intanto, dietro le quinte, il Pd si esercita nella disciplina olimpica preferita dalla politica italiana: la guerra interna per stabilire chi deve contare di più».

È l’attacco della consigliera comunale ed ex consigliera provinciale Cinzia Cerdini della Lega, che interviene sulla situazione politica all’interno della Provincia di Pistoia, puntando il dito contro gli equilibri della maggioranza e le difficoltà nella distribuzione delle deleghe.

di Matteo Della Bartola

Secondo Cerdini, mentre all’interno del palazzo si consumano trattative e contrapposizioni, restano sullo sfondo le questioni concrete che riguardano il territorio.

«Fuori dal palazzo ci sarebbero strade, scuole, ambiente, trasporti e un territorio da amministrare. Ma evidentemente le priorità sono altre», afferma la consigliera.

Nel mirino finiscono in particolare le deleghe rifiutate da quattro consiglieri e la mancata individuazione del vicepresidente. Situazioni che, secondo Cerdini, sollevano interrogativi sul reale funzionamento della maggioranza.

«Perché se quattro consiglieri rifiutano le deleghe che dovrebbero consentire loro di lavorare – sostiene – una domanda diventa inevitabile: sono lì per amministrare o per trattare?».

La consigliera interpreta inoltre lo stallo sulla vicepresidenza come il sintomo di una più ampia difficoltà nel trovare un equilibrio politico all’interno della maggioranza.

«Se per nominare un vicepresidente serve una guerra di posizionamenti, correnti, veti e controveti, forse il problema non è trovare il nome giusto. È che manca l’accordo su chi comanda».

Cerdini definisce quindi la situazione una sorta di «congresso permanente», accusando la maggioranza di trasformare l’istituzione provinciale nel terreno di confronto delle proprie dinamiche interne.

«Una volta si parlava di politica come servizio alle istituzioni. Oggi, a quanto pare, basta una Provincia per mettere in scena un congresso permanente», afferma, aggiungendo che «il bello è che vorrebbero farci credere che tutto questo non abbia nulla a che vedere con le correnti».

Nel suo intervento, la consigliera leghista critica anche il tentativo di presentare le tensioni interne come normale dialettica politica.

«La cosa veramente imbarazzante non è nemmeno il litigio. È la pretesa di farlo passare per alta politica», sostiene Cerdini. «Mentre si contendono il peso delle deleghe e misurano i rapporti di forza, la Provincia dovrebbe occuparsi di amministrare. Ma se non riuscite nemmeno a governare voi stessi, con quale autorevolezza pensate di governare un territorio?».

Per Cerdini, il nodo centrale è dunque il rapporto tra le esigenze dell’istituzione e le dinamiche delle forze politiche che la compongono.

«Hanno scambiato un’istituzione per il campo di battaglia delle proprie correnti. Il vicepresidente non arriva, gli equilibri saltano, le tensioni aumentano. Ma tranquilli: non è una crisi politica. È solo un normalissimo esempio di “buon governo”. Almeno così ci racconteranno».

La conclusione è affidata a una critica più generale al linguaggio con cui, secondo la consigliera, vengono rappresentati gli equilibri politici.

«Nella politica di oggi basta cambiare il nome alle cose: la spartizione diventa equilibrio, il veto diventa responsabilità, la lotta interna diventa dialettica e l’incapacità di decidere diventa prudenza».

E Cerdini chiude con un riferimento diretto al giudizio dei cittadini: «Peccato che i cittadini, prima o poi, imparino a riconoscere la differenza. E a quel punto il teatrino finisce. Restano soltanto i conti da pagare».

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Tag: , , , , Last modified: Settembre 10, 2026
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