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Accoglienza a Vicofaro, a oltre sei mesi dallo sgombero: il punto dei volontari

Pistoia (sabato 10 gennaio 2026) — Sono trascorsi più di sei mesi dal completamento dell’operazione di sgombero dei locali parrocchiali di Vicofaro. Un tempo che, secondo le volontarie e i volontari del gruppo “Vicofaro continua”, rende oggi necessario fare il punto della situazione e condividerlo pubblicamente, affinché la cittadinanza possa farsi un’idea informata di quanto accaduto e di ciò che resta aperto sul fronte dell’accoglienza.

di Matteo Della Bartola

L’esperienza di accoglienza “di bassa soglia” è stata portata avanti da don Massimo Biancalani nelle parrocchie di Vicofaro e Ramini a partire dal 2016. In quasi dieci anni, centinaia di persone migranti hanno trovato ospitalità per periodi più o meno lunghi. Molti di loro sono poi transitati verso soluzioni più stabili in altre zone d’Italia o in diversi Paesi europei, mantenendo spesso un legame con la parrocchia di Vicofaro e manifestando gratitudine per l’aiuto ricevuto in momenti di particolare difficoltà. Un servizio reso possibile grazie all’impegno dei volontari e alle donazioni di privati.

A partire dal luglio 2025, con l’arrivo di fondi significativi messi a disposizione dalla Caritas, gli ospiti di Vicofaro sono stati ricollocati in strutture individuate dalla Diocesi. Un’operazione dai costi rilevanti che, secondo i volontari, non va però valutata soltanto in termini economici. Se da un lato la maggior parte delle persone ha trovato una sistemazione abitativa migliore rispetto al passato — obiettivo condiviso e auspicato — dall’altro non possono essere ignorate le criticità emerse: alcune persone particolarmente fragili, spesso con problemi psichici, non sono state trattenute nei nuovi centri e sono tornate a vivere in strada. Un segnale, questo, che secondo i firmatari del documento dimostra come l’accoglienza dei più vulnerabili non fosse tra le priorità del ricollocamento.

In questi mesi, raccontano i volontari, gli incontri con i ragazzi ospitati nelle nuove strutture sono stati frequenti e in tutti è emerso un pensiero costante di riconoscenza verso don Massimo Biancalani per il lavoro svolto negli anni. Parallelamente, l’accoglienza nei confronti delle persone migranti in difficoltà non si è mai interrotta ed è proseguita nella parrocchia di Ramini, seppur con numeri più contenuti rispetto a Vicofaro. Attorno a don Biancalani si è formato un gruppo di volontari, vecchi e nuovi, convinti dell’importanza di mantenere attive strutture di accoglienza di bassa soglia, pur nella consapevolezza dei limiti emersi in passato. Proprio per questo, spiegano, è stato fatto uno sforzo costante per garantire il controllo degli impianti, la pulizia e l’efficienza degli spazi, nella prospettiva di una futura collaborazione con altri enti.

Intanto, dal primo luglio dello scorso anno, i locali parrocchiali di Vicofaro restano vuoti. Spazi che oggi appaiono come un “triste monumento” al ricordo di un’esperienza di accoglienza che sembrava destinata a proseguire, seppur in forma ridimensionata, come lasciavano intendere le parole pronunciate in passato dal Vescovo sul futuro di quei luoghi.

Da qui l’appello finale delle volontarie e dei volontari di “Vicofaro continua”: avviare una riflessione collettiva sul senso e sulle prospettive dell’accoglienza. Un confronto che coinvolga il Vescovo, gli operatori del settore, gli abitanti di Ramini e tutte le persone che si sentono chiamate in causa, ripartendo dal messaggio di Papa Francesco che invita la Chiesa a essere, quando necessario, un “ospedale da campo”. La domanda che resta aperta è se oggi ci sia ancora spazio per una missione di questo tipo.

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Tag: , , , , Last modified: Gennaio 10, 2026
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