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El Alamein e le scolaresche, l’Anpi replica alle polemiche: «La scuola deve educare alla pace e al pensiero critico»

Pistoia (mercoledì 21 ottobre 2026) — La partecipazione delle scolaresche alla commemorazione della battaglia di El Alamein continua ad alimentare il dibattito a Pistoia. Sulla vicenda interviene nuovamente l’Anpi provinciale, con una replica della presidente Rosalba Bonacchi alle dichiarazioni del tenente colonnello Gianfranco Paglia e agli interventi dei consiglieri regionali Alessandro Tomasi e Alessandro Capecchi.

di Matteo Della Bartola

L’obiettivo, precisa Bonacchi, è chiarire il contenuto della posizione espressa dall’associazione, che a suo giudizio sarebbe stata interpretata in modo non corretto. «Non abbiamo messo in discussione l’importanza delle forze armate negli interventi di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali o in operazioni come “Strade sicure”, né abbiamo rivolto inviti alla “disobbedienza”, come invece sostiene Paglia», afferma la presidente.

L’Anpi sottolinea inoltre di non aver contestato le attività di informazione e orientamento professionale che l’esercito svolge nelle scuole pistoiesi, partecipando anche alle iniziative promosse dalla Provincia e dall’Ufficio scolastico territoriale nell’ambito del Salone dell’orientamento. Quanto alle osservazioni di Tomasi e Capecchi sul legame tra il 183° Reggimento Nembo e la comunità pistoiese, sulle iniziative di solidarietà e sul contributo dei paracadutisti alla vita cittadina, Bonacchi ribadisce che si tratta di aspetti mai messi in discussione dall’associazione.

Nel suo intervento, la presidente provinciale dell’Anpi richiama anche la storia del 183° Reggimento Nembo e il suo contributo alla lotta di Liberazione. Dopo l’8 settembre 1943, ricorda, il reparto non aderì alla Repubblica sociale italiana e partecipò alla guerra contro i tedeschi, prima nel Corpo italiano di liberazione e successivamente nel Gruppo di combattimento Folgore. Una vicenda che si intreccia con la storia della Resistenza pistoiese. Il 16 febbraio 1945, dalla piazza del Duomo della città già liberata, partirono circa cinquecento volontari, molti dei quali ex partigiani, diretti ai Gruppi di combattimento del ricostituito esercito italiano per contribuire alla liberazione del resto del Paese. Alcuni di loro furono inquadrati nel Nembo e presero parte alla battaglia di Case Grizzano del 19 aprile 1945, combattuta contro i paracadutisti tedeschi e considerata decisiva per aprire la strada alla liberazione di Bologna. «Non è dunque casuale che l’Anpi, quando invitata, partecipi con il proprio labaro alla commemorazione di quella battaglia», osserva Bonacchi.

Proprio il confronto tra queste vicende, tuttavia, porta l’associazione a evidenziare una distinzione storica che considera fondamentale: a Case Grizzano i militari italiani combattevano contro l’occupazione nazista, mentre a El Alamein, nel 1942, erano impegnati al fianco della Germania nazista nella guerra di aggressione e conquista condotta da Mussolini e Hitler. Per l’Anpi, riconoscere il coraggio e il sacrificio dei soldati italiani non può prescindere dalla comprensione del contesto storico e politico nel quale furono chiamati a combattere.

Il punto centrale della posizione dell’associazione, precisa la presidente, non è dunque la commemorazione di El Alamein in quanto tale, ma la partecipazione organizzata di numerose scolaresche, comprese quelle della scuola secondaria di primo grado, durante l’orario scolastico. A preoccupare l’Anpi è soprattutto la mancanza, secondo quanto riferito da Bonacchi, di informazioni su un’adeguata preparazione storica delle classi coinvolte.

L’associazione invita inoltre a riflettere sul linguaggio utilizzato nella locandina della manifestazione, che richiama il «mito» di El Alamein e che, secondo la presidente, suggerirebbe una continuità ideale tra esperienze militari appartenenti a contesti storici e istituzionali profondamente differenti. È su questo terreno, quello della responsabilità educativa della scuola, che l’Anpi chiede di riportare il confronto. Una questione che, secondo Bonacchi, assume un significato ancora più rilevante alla luce dello scenario internazionale, segnato da conflitti, crescenti tensioni geopolitiche e da una corsa al riarmo che assorbe risorse sempre maggiori.

Nel dibattito pubblico, sostiene la presidente, tende ad affermarsi una concezione della sicurezza affidata soprattutto alla forza militare, mentre la diplomazia, il diritto internazionale e la ricerca di soluzioni pacifiche rischiano di essere relegati in secondo piano.

In questo contesto, l’Anpi ritiene necessario interrogarsi sui messaggi che le celebrazioni militari possono trasmettere alle giovani generazioni, soprattutto quando il ricordo del sacrificio dei soldati non è accompagnato da una comprensione adeguata delle cause e delle responsabilità dei conflitti. La scuola, sottolinea Bonacchi, deve certamente far conoscere la storia, compresa quella militare, ma ha soprattutto il compito di fornire agli studenti gli strumenti per interpretarla criticamente, riconoscere la propaganda e distinguere il coraggio dei combattenti dalle responsabilità politiche di chi decide di intraprendere una guerra. «Il compito della scuola pubblica è educare alla pace, alla democrazia e ai valori della Costituzione, non riproporre senza spirito critico una rappresentazione eroica della guerra come quella elaborata dal fascismo», conclude la presidente provinciale dell’Anpi. L’associazione si dice quindi disponibile al confronto con i propri interlocutori, chiedendo che il dibattito si concentri sulla formazione storica degli studenti e sulla funzione educativa della scuola, senza attribuirle posizioni che, ribadisce Bonacchi, non ha mai sostenuto.

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Tag: , , , , , Last modified: Ottobre 21, 2026
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