Pescia (giovedì 9 luglio 2026) — Lo scrittore e studioso di storia locale Omero Nardini torna a intervenire sul futuro della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni del consigliere della Fondazione Massimo Cottini in merito all’approvazione del bilancio consuntivo 2025 e del bilancio preventivo 2026.
di Matteo Della Bartola
Secondo Nardini, le contestazioni sollevate da Cottini sulle procedure adottate sarebbero fondate e rappresenterebbero un’ulteriore conferma delle difficoltà che, a suo giudizio, continuano a caratterizzare la gestione dell’ente.
Nel suo intervento, Nardini sostiene che l’elezione del nuovo presidente sarebbe stata favorita da un’intesa politica tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia, circostanza che, secondo la sua interpretazione, avrebbe rafforzato il ruolo del presidente stesso nella conduzione della Fondazione.
Lo scrittore richiama inoltre le dichiarazioni di apprezzamento espresse dopo la nomina dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dal sottosegretario Bernard Dika, osservando che le aspettative di rilancio dell’ente dovranno ora confrontarsi con i risultati concreti della nuova gestione.
Nardini ritiene che le osservazioni formulate da Cottini dimostrino come le criticità della Fondazione non siano ancora state superate. A suo giudizio, anche l’attuale Consiglio generale, che definisce incompleto nella sua composizione, non avrebbe finora mostrato particolare efficacia nella gestione dell’ente.
Nel suo intervento lo storico torna anche sulla situazione economico-finanziaria della Fondazione, sostenendo che non sarebbe mai stata effettuata una piena ricostruzione dell’entità dei debiti e della situazione patrimoniale delle società partecipate, citando come esempio Ricasoli Srl. Una verifica che, secondo Nardini, non sarebbe stata promossa dai soggetti politici e istituzionali chiamati a vigilare sull’attività della Fondazione.
Tra gli aspetti maggiormente criticati vi è poi l’ipotesi di alienare parte del patrimonio dell’ente per reperire liquidità. Secondo Nardini, la vendita degli immobili prevista nel bilancio preventivo 2026 rischierebbe di generare un significativo danno economico, dal momento che l’obiettivo di ricavare il 75% del valore di acquisto dei beni sarebbe, a suo avviso, difficilmente raggiungibile.
Lo scrittore esprime inoltre scetticismo sulle prospettive della nuova società annunciata dalla Fondazione e sul progetto del nuovo parco tematico dedicato a Pinocchio. Nardini osserva che, nonostante le presentazioni pubbliche e le anticipazioni circolate negli ultimi anni, permarrebbero ancora interrogativi sulla concreta sostenibilità del progetto, richiamando anche le osservazioni contenute nelle relazioni dei revisori dei conti in merito alla necessità di un riassetto societario.
In chiusura, con una nota ironica ispirata al celebre personaggio di Collodi, Nardini scrive di continuare a suggerire “il vecchio metodo di Pinocchio”, ovvero “piantare gli zecchini ai piedi dell’albero dei miracoli e raccoglierne i copiosi frutti”.
Infine dedica un passaggio all’ex presidente della Fondazione, osservando che le critiche ricevute negli ultimi anni andrebbero lette anche alla luce delle ampie deleghe che, secondo la sua ricostruzione, il Consiglio generale gli avrebbe attribuito nel corso del mandato.
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