Pistoia (sabato 2 agosto 2025) — Nel secondo trimestre 2025 la produzione industriale di Lucca, Pistoia e Prato registra nelle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord una lieve flessione, -1,8%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
di Matteo Della Bartola
Quello in esame è un trimestre molto particolare, segnato al suo inizio dal traumatico annuncio di un aumento molto consistente dei dazi Usa: le dichiarazioni del presidente Trump sono del 2 aprile e le evoluzioni delle sue posizioni, particolarmente oscillanti e talvolta contraddittorie, hanno prodotto da un lato effetti destabilizzanti, dall’altro, almeno per alcuni settori, una corsa ad anticipare ordinativi per effettuare le importazioni prima dell’entrata in vigore – anch’essa variata nel tempo – del nuovo regime. Effetti indiretti sono stati generati anche dai timori di un rallentamento dell’economia mondiale, con i prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime che sono rimasti su livelli moderati. Un ruolo importante è stato giocato, con conseguenze tuttora in atto, dall’apprezzamento dell’euro sul dollaro: +13% dall’inizio dell’anno alla fine di giugno. Una situazione valutaria, quindi, che ostacola l’export europeo verso gli Stati Uniti e di conseguenza la produzione di un’area che annualmente deve ai flussi commerciali verso il paese 800 milioni di euro, pari al 7,6% del totale dell’export delle tre province.
“Nel seconod trimestre di quest’anno le nostre imprese si sono trovate a operare in un contesto peculiare, ben lontano da quel clima di stabilità che sarebbe sempre auspicabile per favorire la fiducia, gli investimenti, i consumi e quindi la produzione – osserva la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Il dato italiano relativo alla produzione industriale del periodo non è del tutto certo mancando l’ufficialità per giugno: una stima attendibile lo colloca a -3,8%, risultato piuttosto allarmante che dà la misura di quanto la corrispondente prestazione della nostra area, pur negativa, sia di tutto rispetto. Per rimanere ai macrosettori più presenti a Lucca-Pistoia-Prato, ha tenuto, complessivamente, il tessile, che perde solo mezzo punto rispetto alla media del 2024, mentre l’abbigliamento è addirittura in sensibile crescita, a quota +5%, sempre in confronto alla media dell’anno scorso. In modesta crescita anche l’alimentare. Pressoché stazionaria la meccanica, mentre arretra lievemente, in linea col dato italiano, la chimica-plastica-farmaceutica, reduce comunque da anni molto buoni; stessa situazione per la carta-cartotecnica. Sono dati complessivamente abbastanza rassicuranti, anche se distribuiti a livello settoriale in maniera piuttosto insolita: settori molto presenti sul territorio, che vengono in qualche caso da ripetuti segni meno, sembrano essere giunti a un punto di tenuta, mentre altri che mostrano qualche incertezza hanno alle spalle fasi così positive da non destare preoccupazioni. Rimane il problema di fondo di un futuro quanto mai incerto: guerre che non accennano a fermarsi, export rallentato dal supereuro, dazi Usa che rischiano di mettere il freno al commercio internazionale. Sarà un autunno complicato. Le imprese si aspettano da Unione Europea e Governo nazionale la massima attenzione”.
“Nel secondo trimestre 2025 flette in maniera consistente, e comunque maggiore rispetto al resto dell’area di riferimento della nostra associazione, la produzione industriale a Pistoia, che segna -4,1% rispetto allo stesso periodo del 2024 – aggiunge il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Massimo Capecchi -. Il dato è la risultanza di prestazioni piuttosto diversificate per i diversi settori. Portano il segno meno materiali, chimica e plastica (-6,3%), tessile (-6,8%), cuoio e calzature (-12,4%), mobile (-3,2%); è continuata la discesa già registrata dalla metalmeccanica, che dopo un anno di rallentamento finisce anch’essa nel quadrante negativo (-3,8%); tiene il comparto alimentari (+0,6%), mentre sono positive l’abbigliamento/maglieria (+4,3%) e la carta (+5,1%). Dal punto di vista generale, l’industria pistoiese entra in un periodo che si annuncia difficilissimo anche a causa della vicenda dei dazi Usa: siamo in una posizione di vulnerabilità per l’esposizione verso quel mercato, che rappresenta per Pistoia il 6,4% del totale delle esportazioni per un valore di 114 milioni di euro. La delicatezza della situazione emerge chiaramente se si considera ad esempio che tre settori importanti del pistoiese – alimentari, calzature e, con le specifiche del caso, macchinari e apparecchi – il mercato statunitense rappresenta addirittura il primo sbocco commerciale. I dati emersi dalla rilevazione segnalano delle criticità: preoccupa in particolare che settori tradizionalmente solidi come la metalmeccanica e la chimica-plastica non siano riusciti a superare la soglia del segno positivo. Sarà importante che la politica regionale supporti questa provincia, non abbastanza considerata dagli interventi a sostegno dell’economia industriale. Ci aspettiamo inoltre che il Governo nazionale ponga in atto ogni tipo di politica industriale utile a favorire la tenuta del tessuto produttivo”.
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