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Aborto e sepoltura dei prodotti del concepimento, “Non una di meno” Pistoia: «Servono libertà di scelta e trasparenza»

Pistoia (venerdì 9 ottobre 2026) — L’interruzione volontaria di gravidanza, gli aborti spontanei e le interruzioni terapeutiche non possono essere ricondotti a un’unica esperienza, né interpretati attraverso una visione precostituita della maternità e del lutto. È questo il punto centrale dell’intervento di “Non una di meno” Pistoia, che prende posizione sulla recente polemica relativa al rinnovo dell’accordo tra l’Azienda Usl Toscana Centro, attraverso l’ospedale San Jacopo, e il cimitero della Misericordia di Pistoia per la sepoltura dei prodotti del concepimento.

di Matteo Della Bartola

Il movimento contesta le modalità con cui viene affrontata la questione e chiede alle istituzioni di garantire trasparenza, informazione e libertà di scelta alle persone coinvolte, senza imporre interpretazioni morali o religiose su esperienze profondamente personali.

Nel suo intervento, “Non una di meno” Pistoia mette in discussione alcuni stereotipi ancora diffusi sulla maternità e sull’interruzione di gravidanza: dall’idea che avere figli rappresenti necessariamente la massima gioia per una donna alla convinzione che ogni aborto sia vissuto come un’esperienza dolorosa, fino alla presunta necessità di commemorare ogni perdita attraverso simboli religiosi. «Sono stereotipi diversi, ma hanno una cosa in comune: decidere al posto delle donne e delle persone in gravidanza che cosa debba significare un aborto, una perdita, una gravidanza, la maternità», sottolinea il movimento.

Secondo “Non una di meno”, ogni esperienza riproduttiva deve essere riconosciuta nella sua complessità. Una gravidanza può essere desiderata o meno; un aborto può essere vissuto con sollievo, dolore, rabbia, ambivalenza oppure indifferenza. Allo stesso modo, una perdita può assumere significati molto diversi da persona a persona. Per questo, sostiene il movimento, non è possibile attribuire a tutte le donne e alle persone che affrontano una gravidanza gli stessi sentimenti o le stesse esigenze di commemorazione.

La questione riguarda la gestione dei prodotti del concepimento e, in particolare, le modalità con cui vengono destinati alla sepoltura. Nel comunicato, “Non una di meno” richiama la distinzione tra i prodotti abortivi per i quali è prevista la sepoltura obbligatoria e quelli entro le 20 settimane per i quali, secondo quanto riportato, la sepoltura non è obbligatoria e può intervenire quando le famiglie rinunciano a provvedervi.

Il movimento solleva quindi interrogativi sulla legittimità e sulle finalità dell’accordo con il cimitero della Misericordia, gestito da un ente di confessione cattolica, chiedendo chiarimenti sulle procedure adottate e sulla loro conformità alla normativa vigente. «Ci chiediamo dunque perché stipulare un accordo che pare andare contro alla normativa vigente e assegna fortissimi poteri discrezionali a un ente privato e religioso», afferma l’organizzazione. Si tratta di questioni che, secondo il movimento, richiedono risposte pubbliche e documentate, soprattutto per quanto riguarda i criteri decisionali, le modalità di consenso e le alternative disponibili per le persone interessate.

Un altro punto contestato riguarda il significato simbolico attribuito alla sepoltura e le iniziative di commemorazione delle gravidanze interrotte. Nel comunicato, “Non una di meno” critica anche l’appello attribuito al vescovo ad “adottare” i cosiddetti bambini mai nati, assegnando loro un nome. Il movimento considera questa impostazione una grave ingerenza nelle esperienze delle donne che hanno scelto di interrompere una gravidanza e delle famiglie che hanno affrontato un aborto spontaneo o terapeutico.

«Non ci serve una statua voluta da altri per stabilire che cosa abbiamo perso, né un rito imposto per stabilire come dovremmo sentirci. E assolutamente non ci serve che qualcuno “adotti” i nostri feti, desiderati o meno», si legge nel comunicato. La posizione espressa non esclude la possibilità di commemorare una perdita. Al contrario, l’organizzazione rivendica il diritto di scegliere liberamente una sepoltura, un rito o un’altra forma di elaborazione del lutto, senza che una specifica visione religiosa venga assunta dalle istituzioni pubbliche come riferimento universale.

“Non una di meno” Pistoia rivolge quindi tre richieste precise al Comune e all’Azienda Usl Toscana Centro. La prima riguarda la trasparenza sull’accordo, con la pubblicazione di informazioni chiare sul suo funzionamento e sulle modalità con cui sono stati gestiti finora i prodotti del concepimento. La seconda è la garanzia di assistenza, sostegno e libertà di scelta senza giudizio per le donne e le persone in gravidanza coinvolte, in ogni fase della presa in carico sanitaria. Il movimento chiede inoltre una formazione adeguata del personale medico e ostetrico sulla comunicazione delle diagnosi e sulla gestione del lutto, insieme alla possibilità di accedere a un sostegno psicologico per chi lo desidera e a un’attenzione specifica al dolore durante le procedure. La terza richiesta è la cessazione dell’accordo tra l’ospedale pubblico e l’ente religioso, affinché le decisioni relative alla gestione dei prodotti del concepimento non siano accompagnate, secondo la posizione espressa dall’organizzazione, da interpretazioni etiche e morali precostituite.

Nel suo intervento, il movimento richiama infine la necessità di superare i tabù e le strumentalizzazioni che ancora circondano l’aborto, sottolineando come il dibattito pubblico non debba limitarsi all’interruzione volontaria di gravidanza, ma comprendere anche gli aborti spontanei e quelli terapeutici. «Non siamo dispostə a lasciare ai partiti, né alle istituzioni religiose, il monopolio strumentale del racconto sull’aborto, sulla maternità e sul lutto riproduttivo», dichiara “Non una di meno” Pistoia, rivendicando il riconoscimento di esperienze differenti e del diritto di ciascuna persona a viverle ed elaborarle secondo le proprie esigenze.

La conclusione dell’appello è rivolta direttamente al sindaco e all’Azienda sanitaria, chiamati a garantire il diritto alla salute di tutte e tutti, attraverso procedure trasparenti, assistenza adeguata e pieno rispetto dell’autodeterminazione.

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Tag: , , , , , Last modified: Ottobre 9, 2026
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