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Accorpamenti scolastici in Valdinievole: Fagioli (ex Fit Cisl) denuncia “una politica che tratta la scuola come un bilancio da far quadrare”

Pescia — Le recenti decisioni sugli accorpamenti delle scuole nella provincia, tutte situate in Valdinievole, stanno suscitando forti polemiche. Ad intervenire è Renzo Fagioli, già segretario della scuola Fit Cisl, che non nasconde la propria preoccupazione: “Queste scelte rappresentano un ulteriore colpo alla nostra scuola e il segno che la politica guarda all’istruzione con spirito meramente ragionieristico”.

di Matteo Della Bartola

L’ex sindacalista sottolinea le contraddizioni del sistema: “Viviamo in un Paese dove gli sprechi sono sotto gli occhi di tutti — dagli edifici pubblici ristrutturati a spese del contribuente alle lotterie degli scontrini, dai monopattini ai banchi a rotelle fino ai tanti bonus — e dove 147 comuni con meno di 150 abitanti, uno dei quali ne conta appena 33, mantengono giustamente la loro autonomia e i loro organi. Eppure la scuola continua a essere l’unico settore su cui si taglia.”

Le nuove disposizioni prevedono la nascita di due istituti comprensivi: uno con circa 1.200 alunni, l’altro con oltre 1.400. “L’unica regola che sembra aver contato è quella dei numeri”, osserva Fagioli, “tralasciando completamente gli aspetti territoriali, con il solo fine di ottenere un risparmio che, peraltro, appare modesto.”

Secondo l’ex segretario, il processo di dimensionamento scolastico, avviato dal governo Amato alla fine del secolo scorso, non si è mai arrestato: “Ogni governo ha aggiunto qualcosa di suo, sempre in peggio. Per i comprensivi, il punto centrale dovrebbe essere l’ambito territoriale e il riferimento ai servizi, in una visione di programmazione equilibrata, capace di evitare le megascuole dove né alunni né docenti riescono più a conoscersi. Una scuola così non ha più nulla a che vedere con quella immaginata dai Decreti Delegati, ancora oggi in vigore.”

Particolarmente critico Fagioli anche sull’accorpamento delle scuole superiori: “Qui non può contare solo la dimensione numerica. Occorre considerare le specificità, le caratteristiche, la storia e il rapporto con la società civile e con le realtà produttive. I due istituti coinvolti hanno tradizioni e collocazioni culturali completamente diverse. Che senso ha unirli? Devono restare autonomi, per continuare a offrire quel contributo che hanno sempre dato alla comunità.”

Infine, Fagioli solleva una questione spesso ignorata: “Alle Regioni lo Stato ha chiesto di procedere con il dimensionamento, ma non si tratta di un obbligo tassativo. Possono anche decidere di non farlo, assumendosi però i costi dei mancati risparmi. È stata fatta un’analisi puntuale per capire se, magari caso per caso, fosse possibile mantenere l’autonomia di alcune scuole, anche solo in via transitoria? Gli enti locali hanno pensato a un loro contributo per salvaguardare almeno alcune istituzioni scolastiche? Sarebbe stato un segnale forte in difesa del diritto allo studio.”

La conclusione è amara: “Si ha davvero idea di cosa significhi gestire una scuola con 1.200 o 1.500 alunni distribuiti su più plessi, con personale docente e non docente che spesso non riesce nemmeno a conoscersi completamente? Se la politica continua a ragionare solo in termini di numeri, fa un pessimo servizio non solo alla scuola, ma all’intera società.”

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Tag: , , , , Last modified: Novembre 9, 2025
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