Pistoia (venerdì 29 agosto 2025) — Il gruppo “Vicofaro continua” ha rilasciato un comunicato stampa in merito alle ultime vicende riguardanti l’ormai ex centro di accoglienza.
di Matteo Della Bartola
“Di fronte all’ennesimo allontanamento di migranti ospitati nelle strutture della Diocesi – allontanamenti che si susseguono ormai con preoccupante frequenza dopo la chiusura di Vicofaro – ci chiediamo se tali episodi siano frutto di una gestione disattenta e impreparata, oppure se rispondano a una precisa scelta: quella di allontanare chi viene percepito come “problematico”, replicando logiche tipiche dei CAS.
Siamo particolarmente colpiti da quanto avvenuto nella casa di Via Gemignani, dove un diverbio tra due ragazzi è degenerato in una violenta colluttazione, con il ricovero di uno dei due. Un fatto grave, che – ne siamo certi – avrebbe destato clamore se fosse accaduto a Vicofaro. Ma ciò che davvero ci lascia sconcertati è la risposta dei responsabili della struttura: l’espulsione immediata di entrambi i ragazzi coinvolti.
Ci chiediamo: è davvero questo il livello di attenzione e cura che la Curia intende riservare alle persone accolte? Con le ingenti risorse messe a disposizione dalla Caritas nazionale, è possibile che l’unica risposta a una situazione difficile sia l’abbandono?
L’esperienza di nove anni vissuti a Vicofaro ci ha insegnato che i conflitti – anche duri – possono accadere. Ma solo il dialogo, non l’esclusione, può portare a un cambiamento reale.
Torna alla mente l’insegnamento di don Milani in Lettera a una professoressa:
«Se si perdono i ragazzi più difficili, la scuola non è più scuola, è un ospedale che cura i sani e respinge i malati.» Questo monito dovrebbe guidare anche chi si occupa di accoglienza. Non possiamo accettare che l’unico obiettivo sia ospitare chi “non dà problemi”. Anche di fronte a comportamenti gravi, la risposta non può essere l’allontanamento, ma l’intensificazione del lavoro educativo, il rafforzamento degli strumenti di supporto e, quando necessario, l’accesso a cure adeguate che rendano possibile un percorso di crescita.
Chi ha sbagliato – e per di più ha subito una violenta aggressione – non va abbandonato, ma curato e accompagnato.
Come gruppo di volontarie e volontari che ha seguito e sostenuto l’esperienza di accoglienza a Vicofaro, chiediamo che ai due ragazzi venga data una nuova possibilità e che siano accolti in una struttura adeguata, in cui sia possibile un reale percorso di inclusione e riscatto”.
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