Firenze (mercoledì 4 febbraio 2026) — Tentata evasione nella mattinata di oggi dal carcere di Sollicciano, a Firenze. Protagonista del tentativo di fuga è stato Vasile Frumuzache, cittadino romeno di 33 anni, residente con la famiglia a Monsummano e accusato dell’omicidio di due prostitute tra Prato e Montecatini Terme. L’uomo ha cercato di evadere durante l’ora d’aria, ma il piano è stato sventato dall’intervento tempestivo della polizia penitenziaria.
di Matteo Della Bartola
Secondo quanto riferito dal sindacato Osapp, il tentativo di evasione è avvenuto intorno alle 10 del mattino. Frumuzache sarebbe riuscito a scavalcare prima il muro dell’area passeggi e poi quello di cinta, utilizzando una corda rudimentale ricavata, secondo le prime informazioni, da lenzuola per arrampicarsi lungo la parete.
L’azione è stata interrotta da un agente di polizia penitenziaria impegnato in un servizio di pattugliamento esterno in auto lungo il perimetro del carcere. Il poliziotto ha notato il detenuto, lo ha bloccato e ricondotto immediatamente in cella. Se fosse riuscito a superare anche il secondo muro, Frumuzache avrebbe attraversato un tratto di terreno e avrebbe potuto raggiungere la recinzione metallica esterna, con il rischio concreto di dileguarsi nei campi attorno alla struttura.
Il 33enne ha confessato l’omicidio volontario e l’occultamento di cadavere di due donne, entrambe escort: Maria Denisa Paun, 30 anni, uccisa e decapitata dopo un incontro sessuale a pagamento nella notte tra il 15 e il 16 maggio scorsi a Prato, e Ana Maria Andrei, 28 anni, scomparsa da Montecatini Terme il 1º agosto 2024. I corpi di entrambe sono stati ritrovati nel bosco delle Panteraie, a nord della città termale. Per entrambi i casi si è in attesa dell’avvio del processo.
“Pieno apprezzamento per l’operato dell’agente che ha sventato l’evasione”, ha dichiarato Canio Colangelo, delegato nazionale dell’Osapp, che ha però espresso “forti perplessità sulle capacità organizzative e sul livello di sicurezza della struttura”. Secondo il sindacato, l’episodio dimostrerebbe ancora una volta le criticità del carcere di Sollicciano, sollevando interrogativi su come un detenuto sottoposto a elevata sorveglianza abbia potuto tentare un’azione di questo tipo.
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