Pescia (martedì 1° settembre 2026) — Ad un anno di distanza dall’ultima polemica legata allo spostamento del mercato in occasione del Palio annuale, torna a farsi sentire la protesta degli ambulanti. A puntare il dito contro l’amministrazione comunale è Michele Coppelli, presidente provinciale di Anva Confesercenti, che contesta l’annullamento di fatto del mercato previsto per sabato 5 settembre.
di Matteo Della Bartola
Una vicenda che, secondo Coppelli, ripropone problemi già emersi lo scorso anno. In quell’occasione agli operatori era stato inizialmente comunicato che il mercato sarebbe stato trasferito al vecchio Mercato dei fiori in concomitanza con il Palio. All’ultimo momento, però, la destinazione era cambiata, con lo spostamento nel parcheggio del supermercato Lidl, a causa della presenza di un’altra manifestazione già programmata nella stessa data e della quale, secondo Anva, l’amministrazione non avrebbe tenuto conto.
«Avevamo avuto rassicurazioni da parte dell’amministrazione – spiega Coppelli – che qualsiasi altro forzato spostamento sarebbe stato effettuato esclusivamente nello stesso vecchio mercato. Tant’è che gli operatori erano stati chiamati dal Comune per la scelta dei posteggi, così da avere già predisposta la relativa organizzazione degli spazi».
Quest’anno, però, a una settimana dal sabato del Palio, è arrivata la comunicazione che quella location non sarebbe stata disponibile. Il motivo sarebbe legato a un intervento necessario su una cisterna interrata, a quanto pare interessata da un cedimento.
Una spiegazione che non convince il presidente provinciale di Anva Confesercenti. «La domanda è semplice: questo problema è noto solo da una settimana? Sembra di no, perché sui social se ne parla già da tempo e ci risulta che l’intervento debba essere effettuato da quasi un anno. E allora – si chiede Coppelli – il Comune sapeva che c’era il Palio e che il mercato avrebbe dovuto essere sistemato?».
Di fronte all’impossibilità di utilizzare il vecchio Mercato dei fiori, gli ambulanti avrebbero comunque cercato una soluzione alternativa, proponendo di tornare nella stessa area utilizzata lo scorso anno, anche considerando che esisteva già una planimetria degli spazi.
La risposta dell’amministrazione, tuttavia, sarebbe stata negativa. «Ci è stato detto che non era possibile procedere per motivi di sicurezza – riferisce Coppelli – perché gli uffici avrebbero dato parere contrario ritenendo insufficienti gli spazi».
Una motivazione che, secondo Anva, lascia perplessi. «Come è possibile – prosegue Coppelli – se già l’anno scorso il mercato si era svolto con queste modalità? Peraltro, nell’ultimo anno è diminuito il numero degli operatori coinvolti, rendendo ancora più semplice il loro posizionamento. E ci risulta che altre iniziative si siano svolte regolarmente nella stessa area alternativa senza che venissero sollevati problemi di sicurezza».
Da qui la forte presa di posizione dell’associazione di categoria. «Così non va bene. Gli operatori si sentono presi in giro da questo atteggiamento. Non possiamo più accettare scelte che consideriamo assurde da parte di un’amministrazione che, in questo modo, sembra non interessarsi delle problematiche del mercato».
Per gli ambulanti, infatti, la cancellazione della giornata del 5 settembre non rappresenterebbe un semplice inconveniente organizzativo, ma una perdita economica concreta.
«Abbiamo avuto delle discussioni con questa amministrazione – conclude Coppelli – ma ultimamente sembrava che le cose potessero cambiare. Questa decisione, purtroppo, sembra confermare il contrario. Per noi il mercato è lavoro: è ciò che ci permette quotidianamente di affrontare spese sempre più ingenti, a partire da quelle per il suolo pubblico che, nonostante alcuni apprezzabili tentativi di riduzione, a Pescia resta il più caro della Valdinievole».
A pesare sulle attività degli ambulanti, sottolinea Anva, ci sono inoltre il caro carburante e il calo dei visitatori. Per questo gli eventi legati al territorio rappresentano un’importante occasione di lavoro e di sostentamento.
«Con decisioni così scellerate – conclude Coppelli – e di fronte alla proposta di una giornata alternativa “prolungata”, ma in date meno appetibili, ci troviamo costretti a valutare anche nuove strade affinché queste giornate di mancato guadagno vengano ricompensate dall’amministrazione. Non escludiamo nemmeno la possibilità di ricorrere a una vera e propria class action per vedere tutelati i diritti degli operatori».
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