Pistoia (venerdì 13 febbraio 2026) — Liste di attesa troppo lunghe e disagi crescenti per i cittadini. È l’allarme lanciato da Andrea Brachi, segretario dello SPI CGIL Prato Pistoia, e da Cristina Pierattini, segretaria della CGIL Prato Pistoia, che intervengono denunciando una situazione definita «non più sostenibile».
di Matteo Della Bartola
«Non passa giorno – spiegano – senza che iscritti e cittadini ci segnalino difficoltà e disservizi». L’ultimo caso riguarda un pensionato novantenne residente a Marliana, che doveva prenotare una visita dermatologica. L’unica disponibilità in tempi considerati accettabili dal servizio sanitario prevedeva lo spostamento fino a Chiusi, a circa 170 chilometri di distanza. Una soluzione impraticabile per l’anziano, che ha rinunciato e si rivolgerà alla sanità privata, sostenendo un costo elevato.
«Come si può pensare – domandano i sindacati – che una persona debba percorrere 170 chilometri per una visita dermatologica?». Una situazione che, sottolineano, non riguarda solo anziani e pensionati, ma chiunque abbia necessità di prenotare visite o esami. Il principio della “prossimità” delle cure viene di fatto disatteso, costringendo le persone a lunghi spostamenti con mezzi propri – perché utilizzare il trasporto pubblico significherebbe raddoppiare i tempi – e a perdere intere giornate di lavoro, proprie o dei familiari.
Brachi e Pierattini riconoscono che alcuni interventi messi in campo dalla Regione hanno prodotto i primi risultati, ma li giudicano insufficienti. In diversi casi, spiegano, i tempi previsti non vengono rispettati e talvolta le liste risultano addirittura “chiuse”, con l’invito a richiamare dopo qualche giorno.
Per i sindacati la situazione è «inaccettabile»: il mancato rispetto dei tempi per visite ed esami può mettere a rischio la salute delle persone e spinge verso l’intramoenia o la sanità privata, con costi a carico dei cittadini. «Chi non può permetterselo – avvertono – finisce per rinunciare a curarsi».
Il richiamo è anche costituzionale. L’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti. «Pretendiamo che questo principio sia rispettato e diventi pratica quotidiana», affermano.
Nel mirino anche le scelte del Governo, accusato di ridurre le risorse destinate alla sanità a fronte di un aumento significativo delle spese militari. «C’è bisogno di investire in salute, prevenzione e sanità pubblica – concludono – servono più risorse, più personale e politiche che rendano attrattivo il lavoro nel servizio sanitario, evitando la fuga di professionalità verso altri ambiti o all’estero».
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