Pistoia (lunedì 3 agosto 2026) — Produzione manifatturiera sostanzialmente stabile nel secondo trimestre del 2026 per le province di Lucca, Pistoia e Prato. Secondo le rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord, il comparto registra una crescita tendenziale dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, un dato in linea con il quadro nazionale (+0,2%) che conferma una fase di sostanziale stagnazione.
di Matteo Della Bartola
Tra i settori presenti trasversalmente nei tre territori, la performance migliore è quella della meccanica, che segna un incremento dell’1,7%. In flessione, invece, la chimica-plastica (-0,3%), il comparto macchine-elettromeccanica (-1,1%), la moda (-2,6%) e soprattutto la metallurgia e i prodotti in metallo (-4,6%). Più eterogeneo l’andamento degli altri comparti, caratterizzati da una forte specializzazione territoriale.
“La situazione che emerge dalle nostre rilevazioni è perfettamente in linea con quella nazionale”, commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord, Fabia Romagnoli. “Non ci sono segnali di inversione in uno scenario che continua a essere stagnante e che offre poche prospettive di miglioramento nel breve periodo.”
Secondo Romagnoli, il contesto internazionale continua a pesare sulle prospettive dell’industria. I conflitti in corso, in particolare quello con l’Iran, incidono sui costi dell’energia, mentre la debolezza dei mercati e un’inflazione ancora significativa limitano le opportunità commerciali. A questo si aggiunge il rallentamento degli investimenti e un export che fatica a ripartire nonostante l’apprezzamento del dollaro, teoricamente favorevole ai prodotti europei.
“La manifattura dei nostri territori riesce a mantenersi a galla grazie alla determinazione delle imprese”, sottolinea la presidente, che chiede però una politica industriale più organica ed efficace, sia a livello nazionale che europeo. Tra le criticità evidenziate figurano la nuova normativa europea sugli imballaggi, il sistema Ets, ritenuto da rivedere profondamente, e un eccesso di burocrazia che, secondo Confindustria, penalizza la competitività delle aziende europee rispetto ai principali concorrenti internazionali, in particolare la Cina.
Nel dettaglio provinciale, Pistoia registra un andamento migliore rispetto alla media dell’area. Nel secondo trimestre del 2026 la produzione manifatturiera cresce del 2,4% su base annua, sostenuta soprattutto dal comparto materiali, chimica e plastica, che mette a segno un aumento del 14,6%.
Positivi anche i risultati del tessile (+5,2%) e della metalmeccanica (+3,4%), anche se, come evidenzia il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Massimo Capecchi, le performance sono legate principalmente ai risultati di alcune singole aziende piuttosto che a una crescita diffusa dell’intero settore.
Segno positivo anche per la trasformazione alimentare (+0,7%), accompagnata da aspettative favorevoli per i prossimi mesi. Sul fronte opposto, le flessioni più consistenti riguardano il comparto cuoio e calzature (-5,1%), il mobile, che comprende anche i materassi (-3,4%), e l’abbigliamento (-2,9%). In calo anche carta e cartotecnica (-1,7%) e gli altri comparti manifatturieri (-1,2%).
Nonostante un mercato interno in rallentamento, la domanda estera cresce del 3,5%, confermando la forte vocazione all’export del sistema produttivo pistoiese.
“Preoccupano però le difficoltà di comparti come calzature, mobili e abbigliamento, profondamente radicati in specifiche aree della provincia”, osserva Capecchi. “Si tratta di settori che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo industriale del territorio e che oggi necessitano di politiche pubbliche mirate per sostenerne la competitività.”
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