Pistoia (lunedì 26 ottobre 2026) — Quattro giorni di incontri, testimonianze e narrazioni per andare oltre la cronaca e restituire centralità alle persone, alle loro storie e alle ferite che continuano a interrogare la società. Si è conclusa ieri la seconda edizione di Zona d’Ombra – Storie, trame e narrazioni, la rassegna promossa dall’associazione Storie, trame e narrazioni Odv, con la direzione scientifica di Antonio Fusco, nell’ambito di Pistoia Capitale italiana del libro 2026.
di Matteo Della Bartola
Dal 22 al 25 ottobre, cinema, giornalismo, teatro e podcast hanno coinvolto un pubblico partecipe in un percorso dedicato alle vittime di cronaca, ai loro familiari, ai bambini colpiti dalla guerra, alle donne esposte alla violenza e ai giovani alle prese con situazioni di disagio. Linguaggi e competenze differenti si sono intrecciati per costruire occasioni di ascolto e confronto, affiancando alla memoria del dolore la ricerca di strumenti per prevenire la violenza e promuovere il cambiamento.
L’apertura di giovedì al Teatro Bolognini ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori con la proiezione di 40 secondi, il film di Vincenzo Alfieri dedicato alla vicenda di Willy Monteiro Duarte. Il successivo confronto con Gemma Gualdi, moderato da Alessandra Pasquali, ha offerto ai ragazzi l’occasione di riflettere sulla violenza, sulle responsabilità individuali e sulle conseguenze delle proprie azioni.
In serata, lunghi applausi hanno accompagnato Il caso Migliorini, spettacolo scritto e diretto da Antonio Fusco sulla base del saggio di Rosa Cirone e delle ricerche condotte sugli atti conservati all’Archivio di Stato di Pistoia. Con Monica Menchi e gli allievi del suo Progetto Teatro Pistoia, la rappresentazione ha riportato alla luce un femminicidio ottocentesco, restituendo voce a una vicenda della storia cittadina e mostrando quanto il tema della violenza contro le donne rimanga attuale.
Venerdì 23 ottobre, nel Saloncino della musica di Palazzo De’ Rossi, il convegno Criminogenesi e criminodinamica nella violenza di genere ha riunito avvocati, rappresentanti delle forze dell’ordine e assistenti sociali per un momento di formazione e approfondimento. Moderato da Raffaele Marino, l’incontro ha affrontato il riconoscimento dei segnali precoci, gli strumenti di prevenzione e tutela e le conseguenze della violenza sulle persone coinvolte.
Gli interventi di Elisabetta Pini, Alessandro Miconi, Chiara Contesini, Cecilia Turco, Stella Cutini e Matteo Marini hanno intrecciato prospettive psicologiche, investigative e giudiziarie. Tra i temi affrontati, il trattamento degli uomini maltrattanti, la protezione delle vittime collaterali e il problema della vittimizzazione secondaria.
Nel pomeriggio, l’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio ha ospitato una serie di incontri introdotti da Stella Paci, dedicati alle conseguenze della violenza e alle responsabilità della comunità.
Il panel Le vittime senza voce. L’infanzia sotto le bombe, con il fotoreporter Livio Senigalliesi e la giornalista e scrittrice Anna Pozzi, in dialogo con Sandra Niccoli, ha posto al centro i bambini coinvolti nei conflitti e il dovere di raccontare le loro condizioni, spesso dimenticate dietro le immagini e i numeri delle guerre.
Con Quello che resta. Vite dopo il femminicidio, il confronto si è spostato sulle famiglie delle donne uccise. Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, e Irene Vella, intervenuta da remoto per un impedimento dell’ultimo momento, hanno contribuito a una riflessione sulla memoria delle vittime e sul difficile percorso di chi deve ricostruire la propria esistenza dopo un femminicidio. L’incontro, moderato da Elisa Chiappinelli, ha dato spazio alle conseguenze che il delitto lascia nelle vite di chi resta.
A chiudere il pomeriggio è stato il panel Baby gang, disagio e violenza giovanile, con il sociologo Franco Prina e Roberta Pieri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Firenze. Moderato da Eleonora Santani, l’incontro ha affrontato il ruolo degli adulti, della scuola e delle istituzioni nella comprensione del disagio giovanile, indicando la necessità di risposte educative che vadano oltre l’allarme suscitato dai fatti di cronaca.
La giornata ha così collegato la formazione degli operatori al confronto con la cittadinanza, mettendo in evidenza una necessità comune: riconoscere tempestivamente la violenza, proteggere chi la subisce e garantire continuità all’ascolto.
Sabato 24 ottobre la Biblioteca San Giorgio è stata il centro di una giornata dedicata a sei incontri su vicende che continuano a suscitare domande e a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica.
Elisa e le altre: le vite sospese, con Emanuela Zuccagnoli e Daica Rometta, ha aperto il programma affrontando il tema delle persone scomparse e dell’attesa vissuta dai loro familiari. Paolo Soglia e Alberto Capolungo hanno poi ripercorso i delitti, le indagini e le responsabilità legate alla Banda della Uno Bianca.
La vicenda dell’asilo Cip & Ciop è stata al centro del confronto con Ilaria Maggi, Antonio Fusco e Alberto Russo, che hanno riportato l’attenzione sulla tutela dell’infanzia e sui cambiamenti intervenuti dopo quei fatti. Laura Marinaro e Federico Liguori hanno affrontato il caso di Yara Gambirasio, mentre Alessandra Bramante e Alessandro Gilioli si sono confrontati sul tema delle madri che uccidono i figli. L’ultimo appuntamento ha visto Fabrizio Peronaci e Giovanna Petrocca tornare sulle domande ancora aperte relative alla scomparsa di Emanuela Orlandi.
Cristina Bianchi, Giuseppe Aprile, Francesca Barontini, Lucia Salfa, Lucia Agati ed Edoardo Orlandi hanno moderato rispettivamente i sei dialoghi, accompagnando il pubblico attraverso le diverse vicende. Al centro, il lavoro investigativo, le responsabilità dell’informazione e le conseguenze umane di storie che non possono essere ridotte alla loro dimensione giudiziaria o mediatica.
La giornata si è conclusa con La storia di Marta Russo, podcast dal vivo realizzato con Mauro Valentini, autore del libro Marta Russo. Il mistero della Sapienza, la voce di Rodolfo Cubeta, la musica di Marco Abbondanzieri e la partecipazione dell’attrice e regista Claudia Caoduro.
Tra gli scaffali della biblioteca, narrazione, letture e musica hanno ricondotto l’attenzione alla giovane donna e alla sua vita interrotta. Un appuntamento che ha sintetizzato uno degli obiettivi della rassegna: unire il rigore della ricostruzione alla capacità del racconto di avvicinare il pubblico alle persone, preservandone la memoria.
La manifestazione si è conclusa domenica 25 ottobre nella Sala Maggiore del Palazzo comunale con la cerimonia del Premio Grandonio, condotta da Stella Paci.
Il sindaco Giovanni Capecchi ha portato il saluto dell’amministrazione comunale, mentre Andrea Ottanelli, consigliere generale della Fondazione Caript, è intervenuto insieme ad Antonio Lo Conte, che ha illustrato la figura di Grandonio de’ Ghisleri.
I riconoscimenti sono stati assegnati a Fabrizio Peronaci per il giornalismo d’inchiesta, a Stefania Prandi per il fotoreportage d’inchiesta e a Vincenzo Alfieri per il cinema di denuncia. Tre ambiti diversi, accomunati dall’attenzione alla ricerca della verità, alla tutela dei diritti e alle persone che rischiano di rimanere ai margini del racconto pubblico.
Nel corso della cerimonia è stato ricordato anche Willy Monteiro Duarte, attraverso il film 40 secondi di Alfieri, già proiettato agli studenti nella mattinata di apertura della rassegna. Il premio a Peronaci è stato consegnato dal sindaco Capecchi, mentre quello a Prandi è stato conferito da Donatella Giovannetti, responsabile del Centro Antiviolenza Aiutodonna di Pistoia.
A Carlo Lucarelli è andato il Premio speciale Andrea Purgatori, per il contributo alla narrazione dei grandi casi di cronaca e dei misteri italiani attraverso la letteratura e i diversi linguaggi della comunicazione. A consegnarlo è stato Federico Rosellini, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Pistoia. Il riconoscimento ha rinnovato il ricordo di Andrea Purgatori e del suo impegno nel giornalismo d’inchiesta.
Con la conclusione degli incontri, il percorso di Zona d’Ombra prosegue nelle Sale Affrescate del Palazzo comunale, dove fino all’8 novembre sarà visitabile la mostra Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta, di Stefania Prandi.
L’esposizione porta al centro i familiari delle donne vittime di femminicidio e ciò che accade dopo la violenza: il dolore, l’assenza e il difficile cammino di chi rimane. Un approfondimento che si inserisce nel filo conduttore della rassegna, attenta non soltanto ai fatti, ma anche alle persone e alle conseguenze che continuano a prodursi nel tempo.
L’associazione Storie, trame e narrazioni Odv ha ringraziato il Comune di Pistoia, la Biblioteca San Giorgio, l’Ordine degli Avvocati, Anfp e Aiutodonna, insieme ai main sponsor Fondazione Caript, Publiacqua e ChiantiMutua Ets. Un ringraziamento è stato rivolto anche a Mutua Alta Toscana, Fondazione Giorgio Tesi, Autodemolizioni Dolfi e Uilt Toscana, oltre che a Vannucci Piante e Far.Com per il contributo alla manifestazione.
Un riconoscimento particolare è stato dedicato alle volontarie e ai volontari, agli studenti del Liceo Artistico Petrocchi e dell’Itts Fedi–Fermi, agli ospiti e a tutto il pubblico che ha partecipato alle iniziative.
Quattro giorni nei quali la cronaca ha lasciato spazio alle storie, le testimonianze hanno incontrato la ricerca e il racconto si è trasformato in occasione di consapevolezza. È questo il filo che ha attraversato la seconda edizione di Zona d’Ombra: ricordare le vittime, ascoltare chi resta e continuare a interrogarsi sulle responsabilità individuali e collettive.
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